Lavorare con internet? Il community Manager

L'animatore di comunità nelle teste giornalistiche: meno quantità e più interazione con gli utenti. Scopo: fidelizzare. I nuovi passi nel web delle realtà editoriali.

Ho appena finito di leggere l'interessante articolo su lsdi. In sintesi si parla del Figaro.fr e della nuova figura professionale: l'animatore di comunità, o meglio: il community manager. Che non è un ragazzotto vivace dalla forte propensione ai rapporti interpersonali: è un giornalista.

Il che significa che sì, deve conoscere le dinamiche del web e della comunicazione on line, ma che deve soprattutto dare risposte pertinenti agli utenti della comunità (forum, commenti nei blog, twitter eccetera).  Non solo:

 "Il suo gruppo lancia degli inviti a testimoniare su questo o quell’ argomento e poi redige degli articoli arricchiti dai contenuti comunitari. I contributi sono multipli: vengono da internauti che hanno un account su monfigaro.fr, giornalisti o esperti blogger. ‘’Il giornalista animatore di comunità scrive l’ articolo come se avesse fatto una ricerca per strada, salvo che la strada in questo caso è le Figaro ». Accanto a lui sei moderatori controllano la conformità legale dei commenti alla ‘’carta degli utenti’’ del sito. "[Fonte: Lsdi

Il community manager diventa un elemento chiave. Tesse relazioni, stabilisce contatti, coltiva conversazioni. Non più ansia da "primi su google", ma una rinnovata forma di fare brand, di costruirlo anzichè darlo per assodato o peggio ancora imposto a suon di faraoniche campagne pubblicitarie.

Dalla teoria alla pratica: sono anni che si parla, magari usando altri termini o formule, di apertura ai social network da parte delle testate giornalistiche. Il che si è tradotto, almeno in Italia, nell'apertura incontrollata di blog aziendali (sotto l'egida della testata). Nella maggior parte sembrano semplici rubriche a mezzo blog- senza creare vere e proprie conversazioni, nè con gli utenti, nè con il resto della blogsfera, come se i giornalisti che li portano avanti non avessero cognizione di cosa sia un link.*

L'approccio delineato dal figaro.fr sembra più interessante. Purchè, ovviamente, il giornalismo rimanga il fulcro della faccenda.

* Ci sono chiaramente anche i giornalisti che sono formidabili nell'usare i blog per tessere conversazioni interessanti con i commentatori e gli altri blogger. Ma per quel che mi riguarda non sono la maggior parte.


Categorie: informazione







Twitter: come funziona?

No, in questo post non troverete istruzioni su come funziona twitter. La domanda non è retorica, è genuina. Non ho ben capito come funziona, nè mi sono impegnato più di tanto. Ho aperto un account scritto tre cosette, mi sono annoiato, ho lasciato perdere. Sin qui tutto regolare.

La cosa che mi sorprende è che, nonostante tutto, ho 20 persone che mi seguono (seguono il nulla, perchè non ci scrivo). E la cosa più curiosa è che continuano ad aggiungersi benchè io continui a non scrivere nulla. Domanda: perchè? Che senso ha?



Categorie: internet







Giornalisti imprenditori: opportunità e minacce

Ho letto un articolo molto interessante (tangente, per certi versi, all'argomento lavorare con un blog) su Lsdi: Giornalista - imprenditore: un ossimoro? Cosa dice, in buona sostanza: sempre di più  giornalisti indipendenti  intraprendono viaggi editoriali personali- con blog eccetera- e quindi fanno impresa. Non senza difficoltà.

Ancora tabù fino a poco tempo fa, l’ idea di trasformarsi da giornalista a ‘’imprenditore’’ sta guadagnando sempre più terreno – Una carrellata di Eric Scherer, esperto di nuovi media della France Press, sui vari esperimenti in corso fra Usa e Francia e una serie di recenti consigli per giovani giornalisti che cerchino di costruirsi dei propri, personali brand [Fonte: Lsdi]


Categorie: informazione







Lavorare con un blog: molti i professionisti

Maschio, adulto ma non troppo, buona istruzione. Non è un annuncio per single, ma il profilo emerso dell'emergente blogger professionsta. A dirlo è il rapporto di Technorati "State of the Blogosphere" - che si basa sun campione di 3000 bloggre intervistati. Quanti sono i blogger che in definitiva riescono a guadagnare con il proprio blog?  Un po' di numeri.
 
1) il 28% è riuscito a trasformare il proprio blog in un'attività professionale (per lo più a livello di part time).
2) il 13% invece riesce a monetizzare, e pure cifre considerevoli (122mila dollari l'anno), lavorandoci full time.
 
Da quello che deduco dall'articolo sul Corriere della Sera c'è una premessa, però, che è essenziale. Molti di questi blogger (almeno la metà) già lavorava nell'ambito dei media; nei propri blog scrivono di argomenti di cui sono competenti; i guadagni derivano dalla pubblicità. Questo vuol dire che per far girare bene un blog- e guadagnarci- ci sono dei presupposti sui quali vale la pena riflettere. Riassumendo: e' facile guadagnare con un blog? Bisogna tenere presente che, a meno che non si sia dei geni conclamati, occorre:

1) avere capacità comunicative e competenze circa i contenuti da trattare
2) che i contenuti scelti devono attarrre la pubblicità, il che significa che a) ci sono investitori in quel settore b) si deve riuscire a entrare in contatto con quegli investitori e quindi
3) avere qundi, oltre che competenze e capacità, anche doti imprenditoriali ed editoriali.

Competenza, capacità comunicative, doti imprenditoriali ed editoriali: un mix mica da poco. Senza considerare che avere anche delle conoscenze tecniche- e mi riferisco agli aspetti SEO, che significa sapere bene come posizionarsi nei motori di ricerca, e quindi ricevere traffiico- è caldamente consigliato.  
 
Il che, per rispondere alla domanda, conduce ad una risposta: no, non è facile. Soprattutto per il secondo punto: attrarre la pubblicità. Capire se un argomento- o meglio, una nicchia- è o non è un mercato interessante (= ci sono investitori e sono investitori raggiungibili, ovvero interessati al web) è forse il nodo cruciale dell'intera faccenda. In tutto questo potrebbero venire meno gli unici veri aspetti che un blogger non dovrebbe dimenticarsi mai: i propri lettori e soprattutto la propria voce. La propria particolare prospettiva, il proprio modo di comunicarla.

In conclusione
: la tendenza indica una maggior professionalità messa in campo e si profila sempre di più l'ipotesi di blog come palestra e come fonte di riflessione. Può diventare fonte di contatti utili e come esercizio quotidiano per crearsi una professionalità. E questo è bene. Il male sarebbe se questa notizia venisse interpretata  "guadagnare con un blog è la cosa più semplice del mondo". Le vie facili raramente conducono a costruzioni solide.

E i blog amatoriali senza velleità di monetizzazione? Sempre i benvenuti, secondo me. La libera comunicazione spontanea era e rimane uno dei valori aggiunti della rete.


Categorie: blogosfera







Classifica dei blog: koego

Koego ha stilato (e continua a stilare) la sua classifica dei 100 migliori blog- dove compare anche cityoff, in posizione defilata. Sono anni che vengono fatte classifiche- ricordate blogbabel, ad esempio? Anche se credevo di essere ormai immune alle classifiche, top ten, blogstar eccetera, un'occhiata gliel'ho data lo stesso. L'Ego mica lo cancelli così.

Se non conosci koego: in due parole è un un contatore visite plasmato appositamente per i blog. Quindi, oltre ai dati statistici fondamentali (visite, espressioni chiave, referrer, eccetera) ci sono anche, tra i fattori messi in evidenza, quelli legati espressamente ai social network. Consente, quindi, di misurare abbastanza facilmente la capacità di un blog di creare consenso, o discussioni, o comunque far parlare di sè. Questi valori vengono espressi tramite un punteggio chiamato Ego. Lì, limpido, netto.Se da una parte sembra un misuratore di vanità- e lo è, indubbiamente- questo strumento di web analytics potrebbe tornare utile a chi del blogging ne sta facendo una professione. 

D'ora in poi dire "ho l'ego alto" avrà un'effettiva giustificazione numerica, e non sarà solo una petulante valutazione sul proprio narcisismo.

 


Categorie: blog







Lavorare in Italia

Lavorare in Italia


Categorie: internet







L'era delle blog star

Avevo minuti da perdere. Saltando di link in link sono capitato sul blog di Selvaggia Lucarelli. Che quando io aprii questo blog lei era già una blog star, definizione che non si usa quasi più e che ho odiato da subito. Per curiosità sono andato a edere se c'era una definzione su wikipedi: al primo posto su google ho trovato questo risultato (carino). 

Ora che ci penso non si usa nemmeno più il termine blogsfera- o almeno: poco, pochissimo- soppiantata dalla melliflua "popolo dei blog".  Anche questa l'ho odiata da subito. Probabilmente sto già odiando anche il prossimo termine che verrà utilizzato per circostanziare tutto ciò che passa attraverso i blog. Lo odio in aniticipo: mi avvantaggio.


Categorie: blogosfera







Il Fatto Quotidiano: il primo numero e la versione online

E' uscito oggi il primo numero cartaceo del Fatto Quotidiano, il nuovo giornale diretto da Antonio Padellaro che vede tra gli autori Marco Travaglio, Massimo Fini, Luca Telese, Furio Colombo (la lista prosegue: tutti nomi estremamente noti). "Senza padroni. Nessun contributo pubblico, nessuna azionista di controllo". Così scrive Marco Travaglio a pagina 22.  Saranno i lettori a decidere il suo destino. Uscita con il botto: fin da subito, praticamente sulla fiducia, già trentamila abbonati. Cose mica di poco conto. 

Il giornale ha anche una versione online - che non è ancora il sito ufficiale, ma va bene lo stesso- attiva da giugno- che ha funzionato da testa di ponte e  che pare abbia avuto oltre tre milioni e mezzo di contatti. Presenza capillare, quella in rete: facebook, youtube, blog. twitter, friendfeed. Presenza che ha fornito alcune cifre circa il seguito che hanno fatto ben sperare.

Nata come assaggio di quel che poi sarebbe stato il giornale, sono ora curioso di vedere cosa accadrà alla versione on line. Insieme al confronto con le altre realtà sul modo di fare giornalismo vediamo se riusciranno a trovare un ruolo anche nel dibattito tra gli editori- e vedere quindi come gestiranno il progetto cartaceo e quello on line. Per ora elementi interessanti ci sono. come ad esempio al presenza radicata nei vari social network- da sempre snobbati, o quantomeno travisati, dalle altre realtà editoriali italiane

 


Categorie: informazione







Manifesto dei blogger tedeschi

Il giornalismo e internet. Da qualche giorno in rete si parla del manifesto di 17 punti redatto da alcuni blogger e giornalisti tedeschi circa il futuro (soprattutto del come dovrebbe essere) dell’informazione ai tempi di del web 2.0. Alcune reazioni in rete.

L’argomento non è nuovo (anche se ultimamente l’aspetto deontologico e di metodo è stato fagocitato dal ben più urgente: quali modelli di business vincenti possono adottare gli editori sul web?): tuttavia Marco Pratellesi dà ampio spazio ad un contributo di Francesco Tortora sull’argomento (con tanto di traduzione in italiano dall’originale tedesco) il quale ricorda che The Local (quotidiano tedesco in lingua inglese) dà ampio spazio alla vicenda.

Luca De Biase, invece, sul proprio blog concede poche righe all’argomento, riportando alcuni  titoli dei 17 punti e concludendo il post con dei significativi ecc, ecc (come a dire- se non interpreto male- “ok, abbiamo capito: nessuna novità.”).

Personalmente. Leggendo i vari punti sono rimasto incuriosito dal 12esimo e dal 14esimo, forse quelli che più si integrano con il dibattito attuale (il modello di business che i giornali on line possono sviluppare).  Li riporto integralmente:

12. "La tradizione non è un modello di business" Come dimostra già la realtà odierna è possibile fare buon giornalismo su internet e guadagnare denaro. Non bisogna ignorare lo sviluppo tecnologico solo perché secondo alcuni distruggerà le aziende giornalistiche, ma bisogna avere il coraggio di investire e ampliare la piattaforma multimediale.

14. "Internet ha molte valute" Il modo più tradizionale di finanziare i giornali online è attraverso la pubblicità. Altri modi per finanziare i prodotti giornalistici devono esseri testati.

La tradizione non è un modello di business, ma l’unico business per ora praticabile è quello del sistema pubblicitario, che è tradizionale. Dai tedeschi mi sarei aspettato un maggior rigore logico. A meno che non si riduca tutto alla vetusta opposizione carta/bit (perchè opporli? Sono mezzi diversi: possono convivere). Ok, abbiamo capito: nessuna novità.



Categorie: informazione







Windows live writer: editor per blog

Da qualche tempo uso windows live writer che, per farla breve, è un programma freeware che consente di scrivere i post dei propri blog in locale (ovvero sul proprio pc) e, al momento opportuno, postarli on line.

editor per blogIl programma, una volta settato, si collega ai propri blog, importa le caratteristiche (grafica, categorie ecc, ecc) ed è pronto per l’uso. Così, nel caso l’ispirazione giungesse in assenza di connessione internet, è possibile scrivere i propri post, rileggerli, e postarli al momento opportuno.

Rispetto allo scrivere i post su word o altri editor per poi copiarli una volta connessi, windows live writer ha qualche vantaggio. I principali:

  1. - Una volta connesso a internet non devi far altro che aprire il programma, andare al post scritto in precedenza, e cliccare “pubblica”. (Invece di: aprire internet, andare sul blog, loggarti, copiare e incollare il testo, controllare che la formattazione non sia sballata, mettere le categorie e poi pubblicare)
  2. - Usi un solo programma anche se hai più blog
  3. - L’editor consente di inserire facilmente nel post immagini, video, mappe, tabelle.

Windows live writer non è l’unico editor per blog che ho provato: ho sperimentato anche scribefire (che funziona solo sul browser firefox), ad esempio- anche questo gratuito. E altri, di cui sinceramente non ricordo il nome (significa quindi che non mi hanno impressionato favorevolmente).  Che dire: provatelo: poi ne discutiamo.



Categorie: blog